Andrea Del Ponte
Il professore e la strega
ISBN 978-88-6867-610-0, pp. 224, prezzo di copertina € 15,00, Collana di narrativa ANUNNAKI
Gli undici capitoli di questo romanzo autofinzione sono indipendenti l’uno dall’altro ma formano una collana il cui filo conduttore è rappresentato dall’Oceano Scuola, che è specchio e allegoria della vita stessa. Il Male, il Bene, lo Spirito, la Carne, la Verità e la Menzogna vi si muovono da protagonisti, come in una sacra rappresentazione medievale. Il Professore, novello Odisseo, ha ben chiaro quale sia l’itinerario che porta alla salvezza ma ha sperimentato che negli abissi oceanici s’aggirano sempre un’Orca, una Piovra gigante, una Moby Dick, pronti a risalire in superficie quando meno te l’aspetti, per tenderti un agguato mortale. Lui resiste con le armi dello studio, dell’ironia, dell’umorismo spassoso. Alla lotta si accompagna però il profondo amore non solo per il suo insegnamento e per la Grecia che da sempre lo ispira, ma anche e soprattutto per le persone belle che ha avuto la fortuna di incontrare: amici, studenti e colleghi straordinari. Da questo deposito di ricchezza potrà sorgere un sole nuovo per la Scuola e per il Paese: non a caso l’ultima parola del libro è “Rinascimento”.






Anna Desiderato –
E’ un libro si di esperienza individuale ma in ogni capitolo ci si ritrova la classe in gita, l’interrogazione, la preside, i professori, gli scherzi basta poco una parola, una descrizione e pensi “si, mi ricordo e successo anche a me quando…” consigliatissimo
Sarah Majocchi –
Un romanzo prezioso, dallo stile elegante e ricercato; il racconto del viaggo intimo e profondamente partecipato di un ragazzo, un uomo, un insegnante. Il coraggio della ricerca della verità, lo stupore di fronte alla scoperta della bellezza e dell’amicizia accompagnano il protagonista lungo tutto l’arco narrativo, e il lettore non può fare altro che seguirlo, appassionato e commosso.
Nicola Fusco –
Interessante e istruttivo, un ritratto della scuola di oggi Descrive con aneddoti e metafore la situazione scolastica (tragica) dei giorni nostri. L’autore, colto e preparato sui temi classici, inserisce citazioni accurate e pertinenti alla situazione descritta, svariando dai poeti greci ai latini fino a quelli dei giorni nostri, non lesinando alcune strofe in qualche dialetto. Molto istruttivo ed educativo, riesce ad incuriosire, oltre agli alunni del professore protagonista del romanzo, anche i lettori attraverso simpatiche ed esaustive spiegazioni di luoghi e temi poco conosciuti.
Isabella Mecarelli –
Ne “Il professore e la strega” troviamo condensati gli ultimi decenni della scuola italiana, tratteggiati nella sua parabola tristemente discendente. Questo lo sfondo su cui si staglia il protagonista, Andrea, il professore che narra le sue esperienze non solo di docente, ma soprattutto di uomo appassionato di cultura con la C maiuscola. Assistendo sconfortato alla banalizzazione del sapere, alle didattiche all’ultima moda che si sono succedute come ondate più o meno devastatrici nel campo scolastico, si mostra fermo nella convinzione che occorra invece rimanere saldi nella difesa di una conoscenza non banale e ossequiosa del pensiero corrente, ma che proceda sviluppando innanzitutto il senso critico, l’obiettivo che un docente si dovrebbe prefiggere con il suo insegnamento. Questo senza trascurare un rapporto cordiale con gli alunni, tutt’altro, perché solo attraverso entusiasmo ed empatia si può trasmettere il vero sapere. Ma siccome questo non è un saggio, bensì un romanzo autobiografico, l’Autore affronta anche altri argomenti componendo una sorta di “pastiche”. La narrazione fluisce, tra ricordi ed esperienze di vita significativi, con particolare scioltezza, in un racconto armonico e vario che alterna serie riflessioni a momenti di puro divertimento, come quando ironizza su certe figure rappresentative di docenti e dirigenti caratterizzandone manie e stravaganze. Non solo, la sua passione per la letteratura lo spinge a sottolineare certi passaggi, incastonando nel racconto brani di opere tratti da autori classici di ogni tempo. Le parentesi dedicate ai viaggi colpiscono per la capacità di descrizione, che rende partecipe il lettore di sentimenti provati e sensazioni riportate dalla visita di luoghi e ambienti e dagli incontri con le persone, tratteggiati col particolare humour che contraddistingue l’Autore-protagonista. Dal primo viaggio in Grecia, ambito coronamento dei suoi studi classici, traspare tutto l’entusiasmo e la passione di chi, giovane appena laureato, calca il suolo del paese tanto vagheggiato. Nell’ultimo viaggio, affrontato da uomo maturo e navigato, possiamo scorgere invece una sorta di Odisseo che aspira a raggiungere finalmente una meta proibita ai più, il monte Athos, alla ricerca di una più pura spiritualità.
Laura Caterini –
È un romanzo? un racconto di viaggi? un’autobiografia? un saggio? Tutto questo troviamo in questo libro, difficile definire ma affascinante nella sua pluralità di contenuti. Ciò che sicuramente ne emerge è la passione dell’autore per la sua professione, l’insegnamento, e per tutto ciò che concerne la materia del suo lavoro, la storia antica, la Grecia, i suoi miti e la sua lingua così perfetta e difficile. L’autore ci racconta con vera sofferenza le manchevolezze dell’attuale sistema scolastico, che mira unicamente ad inculcare nozioni ma è poco attento alla vera formazione ed educazione degli adolescenti e ormai sopraffatto da burocrazia, produttività e regole insensate.
Stella –
Il libro mi è molto piaciuto: sia la parte delle storie vere e proprie sia, soprattutto, le parti contenenti le riflessioni. Da grecista, la mia preferita è quella su odisseo lo sceglitore o l eretico (bel modo per tradurre “polutropos”!). Ho riflettuto (molto filosofico il dialogo tra menzogna e verità) ma ho anche riso (la parte sugli acronimi e il ptof è proprio vera!), insomma una lettura piacevole. Ho consigliato il libro ad una ragazzina a cui faccio ripetizione, così ti ho fatto anche un po’ di pubblicità.
Marco Martin –
Ricordi di vita, di cultura e di “persone belle”. Ma non solo: lucide riflessioni e tesi agguerrite. Ricordi, ma mai compiaciuti. Sempre appassionati, sofferti e combattivi come frammenti eraclitei. Trasudano vita vissuta i capitoli del libro memoriale di Andrea Del Ponte, il romanzo autobiografico Il Professore e la Strega e scorrono agili come barche che fendono le onde. Sono onde della Grecia, tanto amata dall’autore e così bene conosciuta nei suoi tanti e molteplici risvolti. Capitoli che si susseguono a creare un quadro coerente e convincente. “In Grecia”, un viaggio alla fine degli anni ’70 a ritrovare l’amico Spyros conosciuto in Germania per rivivere tenzoni intellettuali, immergendosi nella vita del ventre di Atene. “In classe” dove i turbamenti e le pulsioni di un insegnante allora molto giovane vengono incanalati nel doveroso ordine che la professione impone, ma sempre guidati dalla spinta di Eros che “scatena bellezza”. “Lo zoo”, esilarante affresco caricaturale di tanti “topoi” dei docenti della nostra scuola, così affaticata dalla forma, archetipi e caratteri riprodotti con un’incisività parodistica tra Teofrasto e Luciano (la Prof. Chioccia, la Prof. Pavonessa, il Prof. Pidocchio). C’è spazio per l’enigmatica contesa leopardiana tra Verità e Menzogna (“La grande menzogna”) e per un racconto onirico-allegorico, quello dedicato alla Strega del titolo (“Segatura”). La notevole capacità di Del Ponte di passare con esperta disinvoltura da un registro linguistico all’altro conduce l’autore ad affrontare con sagacia un male ormai radicato della scuola italiana: l’abuso degli acronimi utilizzati per identificare pratiche ed attività con un senso del ridicolo davvero spiazzante (“La ballata degli acronimi”), dove l’apparire, nell’avere sostanzialmente preso il posto dell’essere, umilia l’intelligenza a colpi di sigle di involontaria comicità nella loro supponente pretesa di significato. E così attraverso un capitolo ancora denso di sofferti ricordi personali (“Oceano Scuola”) e di incomprensioni risolte con determinazione e carattere, il lettore approda infine ad un vero gioiello narrativo: “Athos”, il capitolo dedicato alla Montagna Sacra, il Giardino della Vergine, e al viaggio compiuto dall’autore nella Repubblica monastica a soddisfare un desiderio antico. E’ un quadretto di grande umanità e di profondo afflato spirituale al tempo stesso. Il luogo che incute sommo rispetto rivive nella descrizione grazie alle parole dei monaci e alla presenza evocativa delle sante icone. Iconostasi, symandre, preghiere liturgiche, i gesti lenti e severi dei monaci, il frammento di immortalità di Athos nel silenzio dei monasteri che si contrappone al kosmos, il mondo rumoroso che sta fuori. Per tornare, infine, all’attualità del mondo nell’aspetto specifico del teatro, tanto amato e curato dall’autore (“Teatro e mascherine”), racconto delicato e vigoroso al tempo stesso, con tanti malinconici condizionali passati, che si conclude con la descrizione dei preparativi di un viaggio scolastico in Grecia mai realizzato a causa dello scoppio improvviso della pandemia di Covid-19. Le storie, le vicende sono intervallate, ma è meglio dire accompagnate, da citazioni letterarie che risaltano in un bel corsivo nel corpo del testo, sempre molto appropriate, mai scontate e tantomeno ostentate. Tutt’altro: esse sono credibili e convincenti come questo intenso romanzo proteiforme, amaro, spietatamente comico, appassionato.
Agnese Pisciavino –
Essere un insegnante, come accade per molte altre professioni, può essere il risultato di quel sentire “da sempre” di essere nati per svolgere quel compito, una sorta di vocazione che sembra essere fondamentale nella vita del nostro protagonista: il professore. Attraverso i capitoli del libro, non legati tra loro dalla trama, ma da un filo conduttore logico che svela il protagonista in tutte le sue sfaccettature di uomo e di docente, riscopriamo un Ulisse dei giorni nostri determinato a ritrovare un senso delle cose che sia superiore e spirituale. Non mancano riferimenti ai suoi studenti, alle sue passioni e al suo spiccatissimo amore per il greco antico, per la cultura greca e per il sapere in generale, per il quale si batte, affinché sia fonte di apertura mentale e di pensiero critico. Divertente è il contrasto tra la visione di una realtà viziata e mediocre e il suo sentire “epopeico”, che caratterizza queste pagine, ma che risulta forse un po’ eccessivo nella descrizione che fa di una sorta di “decalogo” degli insegnanti-tipo. Al contrario, sono davvero molto interessanti e profonde le riflessioni sulla scuola, sulla politica e sulla società moderna, frutto evidente di un modo profondo di guardare alle cose con gli occhi di un uomo forgiato dagli ideali classici della Grecia antica. Nel complesso: un’ottima lettura!
Massimo Mattolini –
L’Autore è un professore di greco e latino nei licei e con questo romanzo ha scritto il Suo Satyricon, ha narrato la Sua storia di docente e di studioso a contatto con accadimenti e protagonisti aulici o triviali, a seconda delle circostanze, ma sempre mantenendo il Suo autonomo e superiore giudizio. Bello l’incipit, in medias res, si è subito catapultati in una situazione incresciosa per l’Autore, con una dotta citazione omerica e con il parallelo (autoironico) con la disfatta della Nostra Nazione l’8 settembre 1943. Mi ha ricordato quando Manzoni compara don Abbondio e il principe di Conde’. La passione per la Grecia, come è giusto trattandosi di un classicista, è rappresentata al meglio nelle descrizioni dei viaggi nel paese ellenico. Il lessico acquista una musicalità particolare, una scrittura “sensoriale”, particolarmente fascinosa per il mio gusto, che riproduce gli odori, i colori, i sapori di quel mondo levantino. Ci troviamo immersi nel flusso vitale di una Atene caotica. La quotidianità fatta di confronto/scontro con la stupida, ottusa burocrazia ministeriale, che avviene nella “Scuola azienda” subalterna alla imperante, volgare ideologia economicistica, si popola di una fauna di docenti/discenti la cui minuziosa descrizione è degna di un bestiario medievale. Ma dal bestiario si passa provvidamente, alla narrazione del soggiorno sul monte Athos, lungamente agognato, per sperimentare la vita monastica. Si tratta di una vera e propria ascesi, fisica e spirituale, in una dimensione altra e superiore dove il tempo ha durata e senso diverso dal kronos nel quale siamo quotidianamente immersi. Mi sono ricordato di queste belle parole di un padre scolopio che ho personalmente conosciuto: «La stanza in cui dormivo da piccolo aveva una finestra che dava su un dirupo (la casa è ancora lì, appollaiata sulle mura medievali) oltre il quale si alzava una breve cornice di poggi. Ai lati del dirupo, la lunga sagoma di un antico convento di Clarisse. Di notte, a più riprese, la campanella chiamava le monache a “mattinar lo sposo”. Di tanto in tanto, mi capitava di scendere dal letto, al suono della campanella, per osservare nel buio accendersi una dopo l’altra le minuscole finestre delle celle e poi spegnersi. Ora mi spiego il fascino di quello spettacolo notturno, che mi godevo da solo, quasi furtivamente. Era come se mi affacciassi all’altro versante della vita, dove il tempo ha ritmi diversi dal nostro, è come un tempo inutile, è il tempo dell’Essere, il tempo che gira su se stesso, col passo di danza, e non si cura del nostro, che è il tempo dell’esistere. Potrei dire che io, da quella finestra, non mi sono mai mosso».�(Ernesto Balducci, Il cerchio che si chiude). La narrazione, ricalcando schemi classici, è inframezzata da citazioni di famosi autori, certamente prediletti, arrivando a comporre un metatesto. Questi intermezzi formano una silloge della letteratura universale (secondo il gusto dell’Autore). Gli autori meritano assolutamente di essere citati, in ordine alfabetico, per chi volesse, come il sottoscritto, provare a seguire questo avvincente itinerario intellettuale: Alfieri Ariosto Borges Caproni Conrad Dante De Amicis De Andre’ Fedro Foscolo Freud Gibran Goethe Gogol Goldoni Gozzano Hahn Oscar Holderlin Huxley Ionesco Junger Kafka Leopardi Linguaglossa Giorgio Marco Aurelio Montale Nabokov Nietzsche Nizan Paul Omero Orazio Parmenide Pascoli Pasolini Penna Petrarca Pindaro Pirandello Platone Proust Plutarco Saba Saffo Salinger Sanguineti Seneca Shakespeare Simonide Sofocle Tolkien Tucidide Ugo di San Vittore Ungaretti Virgilio Zola Emile Ma non vi è solo letteratura, infatti ci imbattiamo, così, en passant e con una naturalezza che asconde la profondità, in una riflessione su cos’è la verità (il dialogo fra Gesù e Pilato), in meditazioni nelle quali si sente l’impronta heideggeriana (Aletheia come svelamento) e osservazioni sulla impotenza della parola, e ci voleva la finezza e sensibilità del filologo per arrivare ad esperire infine anche l’afasia. Qui il pensiero va a Qoelet, 1,8 (“Tutte le parole si esauriscono e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.”) E alla grande filosofia medievale ( il De contemptu mundi di Bernardo di Cluny, “Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”) Un romanzo originale, atipico, che sfugge alle consuete classificazioni e che si legge con piacere, suscitando riflessioni e nessi con testi di epoche e stili fra loro diversi. Ma chi è la strega ? Vi domanderete. Leggetelo e capirete.
Daniela Rocchini –
Apparentemente i capitoli sembrano slegati fra di loro, in realtà c’è un filo conduttore il quale ci rivela un docente e quindi un uomo, alle prese con le problematiche del mondo scolastico fatto di grandi e piccoli drammi, di riflessioni profonde sulla politica e sulla società.
Fabrizio Nuara –
Qualche giorno fa ho finito di leggere il romanzo “Il professore e la strega” di Andrea del Ponte, e oggi mi fa piacere condividere con voi la piacevole scoperta di un Autore dalla scrittura molto avvincente e ricca di contenuti culturali, personali, a tratti intimi, che rendono il racconto fortemente suggestivo e a volte pieno di suspense, facendo venir voglia, come nel caso del racconto della visita al monte Athos, di vivere nell’immediato l’esperienza fatta dall’autore.
Ma nel libro ci sono molti altri episodi altrettanto evocativi e coinvolgenti, come ad esempio quello del viaggio giovanile in Grecia, oppure quello del vergognoso “processo” subìto dall’Autore per via del suo metodo di insegnamento non condiviso da una dirigente dalla mentalità gretta e poco aperta al confronto..
In particolare sono rimasto fortemente colpito dalla straordinaria capacità del Professor Del Ponte di far vivere realisticamente, a chi legge, i suoi stati d’animo e il clima psicologico che caratterizza le varie vicende descritte, come se si fosse costantemente accanto a lui.
Finito il romanzo, ho acquistato subito “Dialoghi sul linguaggio” e anche qui ho avuto conferma della eccezionale bravura dell’Autore e della sua straordinaria capacità di ironizzare in modo divertente sugli argomenti più disparati, al punto che ho trovato per certi versi il suo scritto persino più brillante ed esilarante di quello di Luciano di Samòsata, anch’esso presente nel libro e da cui l’autore ha tratto spunto.
Continui a scrivere Professor Del Ponte.. lettori sequentur!