Elisabetta Baraldi
Sono tornate le pecore
ISBN 978-88-6867-406-9, pp. 128, prezzo di copertina € 14,00, Collana di narrativa ANUNNAKI
Avere il coraggio di non tornare là dove si è stati felici significa mantenere intatto lo scintillio del ricordo, che continuerà a brillare tra le pieghe dell’anima fino alla fine dei nostri giorni. Diversamente saremo colti da un senso di estraneità delle cose che un tempo ci corrispondevano. L’intimità tra l’anima e il ricordo sarà per sempre compromessa, poiché nulla di ciò che è stato potrà ancora essere.
Che turbamento le provocava incontrare il destino e svelare la vita. Non era più lì e forse non era nemmeno più lei. Era lontana, in luoghi sconosciuti e allo stesso tempo familiari. Se solo fosse stata spaventata dalla profondità dell’ignoto. Se non avesse salito quei gradini fino al terzo piano…






GLOSS Stefi Pastori –
SONO TORNATE LE PECORE di Elisabetta Baraldi
Gloss riceve questo romanzo dalla casa editrice Gilgamesh, conosciuta nel 2013 a Mantova durante il Festival della Poesia. Aveva segnalato la propria disponibilità a recensire, anche se da un paio di anni aveva smesso di farlo per gli esordienti, scegliendo solo opere di autori di fama trascritte per una qualche forma di fiction. Venendo la sua esperienza lavorativa dal cinema degli anni Novanta, non avrebbe potuto selezionarli diversamente. Tranne Houellebecq. La contraddizione è sintomo di intelligenza, almeno così dicono. E almeno in questo, Gloss non vorrebbe contraddirsi. Ha fiducia nella Gilgamesh e si affida al consiglio letterario.
Non concorda con l’affermazione che vede SONO TORNATE LE PECORE come un capolavoro tra i più grandi romanzi d’amore. Mancherebbe quella ridondanza barocca cui ci hanno abituati i romanzi del romanticismo inglese o francese, dove, da Shakespeare in poi, “tutto è bene quel che finisce bene”. O forse proprio in questo risiede la grandezza dell’autrice? Di impronta atipica sia nello sviluppo della vicenda che nella costruzione dei personaggi, la Baraldi ci introduce nell’universo fatato e disingannato allo stesso tempo della protagonista, Olga, orfana di entrambi i genitori, gattara, solitaria e orgogliosa della propria solitudine, legata per tanti anni, ma solo in lontananza, con l’unico amore della sua vita che l’abbandona per l’alcool.
Momenti di rarefatta bellezza legata alla Natura ci fanno capire che Olga è una “strega” nel senso buono. Dalla zia che l’accolse in casa propria imparò il dono della lettura di tarocchi, che le permetterà di sopravvivere, ma soprattutto di penetrare l’inconoscibile dell’animo umano.
Sorprendentemente è il terzo romanzo che Gloss legge in pochi mesi a riferirsi alla vacanza di un termine in italiano che identifichi il ruolo del genitore che ha perso un figlio. Così come esistono vedovi e orfani, pare che nella nostra lingua la categoria non sia contemplata. Se non sbaglia, Gloss crede che precedenti siano stati la Mazzantini (la quale dice esista in ebraico, ma confessa di non aver verificato) e il Veronesi. In effetti, urge un neologismo.
Finale tronco, come nella miglior tradizione di autori contemporanei disincantati.Apprezzabile davvero. Dalla Baraldi Gloss si attende che mantenga la promessa di grandiosa scrittrice.
Le consuete due parole di Gloss sulla copertina, da ex Art Director negli anni della Milano da bere: graficamente pulita e essenziale, su cromatismi smorzati e tristanzuoli come in alcuni tratti della vita di Olga. In realtà poco allettante se da scegliere sui bancali delle librerie mainstream, non da “acquisto d’impulso”. Ma Gloss è certa che un tale romanzo può essere ben venduto dietro consiglio di libraio accorto che ha a cuore i propri clienti.
Consigliato a lettori voraci di novità, di scrittura non banale anche se essenziale, di gaudenti del minimalismo, di disincantati dalla vita per trovare conferma del proprio estetismo letterario.
Dora –
Olga, rimasta orfana, cresce con la zia Imelde, fra un cero acceso in chiesa e il destino nascosto fra i tarocchi. Una pratica nata quasi per gioco, ma che scandisce la sua giovane vita trascorsa dietro al bancone di un bar e le preghiere di una zia che vuole redimere le anime di tutti.
Una storia immersa nei silenzi di chi resta a guardare, quasi accontentandosi di essere spettatore della vita altrui, ma con il compito di traghettare le anime verso la loro meta.
“Olga non aveva nessuna particolare abilità se non quella di farsi trovare là, al crocevia dei destini, prima che questi si potessero compiere.”
Olga si rifugia nei tarocchi, ma trova anche il posto dove la sua anima si esprime. Il suo non è un subdolo lucrare sulle disgrazie altrui, ma un tendere la mano per aiutare chi non riesce a trovare la via per la serenità.
E quando tocca a lei sperimentare l’amore e l’abbandono capisce come le anime fragili che aiuta siano più simili a lei di quanto il mondo creda.
“L’amore è qualcosa che ci viene incontro, che ci sorprende. Si dovrebbe avere la forza di stare fermi e aspettare che accada.”
Un libro delicato, ma che racchiude una forza intrinseca, infilata nei silenzi della protagonista e in un mondo che l’avvolge come un guscio di noce. Una lettura fluida, un lungo racconto che ci imbriglia e ci lascia andare con un dolce e triste sorriso sulla bocca.
Olga non ha i tratti dell’eroina, è solo una giovane donna che non chiede e non disturba nessuno. Si lascia trascinare dagli eventi e legge i tarocchi per raccontare quel destino che tutti abbiamo negli occhi, ma abbiamo paura di vedere.
Emilia Peppe –
Mi è piaciuto il continuo movimento tra passato e presente che conferisce alla narrazione un ritmo accelerato che non cede mai il passo alla noia. Resta nel cuore la figura della protagonista con le sue fragilità, le sue mancanze, ma anche con la sua forza e determinazione che crescono nell’accadere degli eventi. Un personaggio fragile che, nonostante le avversità della vita, infonde coraggio a chi la incontra. Lo definirei un romanzo onirico per le immagini che, attraverso una scrittura densa e ricca, evoca. Ho vissuto le emozioni della protagonista e a tratti, ho anche sorriso per il personaggio della zia. Per me è un romanzo con un’anima e ne consiglio la lettura.
Carlo Salvoni –
Un romanzo d’amore? No, un romanzo sull’angoscia del vivere, sul dolore, sulla disperata ricerca di una serenità sempre fuggente. L’amore capita, sì, ma è un breve sogno che segna un’esistenza e si allontana sotto i colpi di un destino incerto e della malattia mentale. Un libro per donne? No, un libro per chi voglia penetrare anche per pochi centimetri il mistero che è la donna, senza la pretesa di comprendere e senza l’autorità per giudicare. Un romanzo rosa? No, un romanzo dal bianco un po’ sporco, come il vello delle pecore, che nei loro sguardi vacui nascondono il segreto dell’indifferenza. Libro di straordinaria intensità, stile impeccabile.
Agnesepis –
Olga è una protagonista che non ti aspetti: non fa, subisce e non dice, ma ascolta. È lì, osserva e comprende. Quando può aiuta. Si adatta. È resiliente. La sua è una vita dura fin dall’inizio eppure lei la vive senza lamentarsene. Quando si innamora e poi, per l’ennesima volta resta sola, non fa che comprendere meglio la situazione delle persone cui legge le carte. Questi, al contrario, spesso non comprendono le sue parole. Olga ci insegna a non chiedere troppo alla vita e per chi di noi vive di ambizioni è una posizione molto difficile da comprendere, perché siamo accecati da noi stessi e dalle nostre aspettative.
Il libro è ben scritto e scorrevole e tratta temi intimi e profondi con una piacevole naturalezza che da modo di comprenderne l’importanza senza però appesantire la trattazione. Spero di aver modo di leggere altro della stessa autrice.
Charlie Sueri –
SONO TORNATE LE PECORE è, nella sua atipicità, un piccolo gioiello narrativo.
Un romanzo che tocca con delicatezza molti temi: l’amore, la morte, il disagio sociale, solo per citarne alcuni. Non sono tuttavia questi temi l’argomento del racconto. Chi si aspetta questi, resterà interdetto e chiuderà il libro con un senso di incompiutezza e insoddisfazione.
“Sua zia Imelde era quella che si dice una bionda salvata.” Già l’incipit non ci presenta la protagonista, ma la zia.
Olga, infatti, resterà sempre come in disparte, osservatrice silenziosa della vita, propria e degli altri. Silenziosa suo malgrado, perché Olga non è ritardata, come potrebbe sembrare, ma “Il fatto era che le parole non erano là dove avrebbero dovuto essere. Se ne stavano rintanate, aggrovigliate come le budella degli uccelli che spiumava con sua madre.”
E in queste poche righe possiamo apprezzare la capacità dell’autrice di dipingere uno stato d’animo, come una situazione o un paesaggio, con piccole, brevi pennellate. “Nel giardino, nude piante lasciate libere di abbracciarsi, avevano dato vita a strani mostri vegetali, come la vecchia acacia avvinghiata all’edera e, a tratti, inverdita d’alloro.”
Leggendo, sapremo molto della zia Imelde e di altri personaggi come Deanna, il Faina o il taxista, più di quanto mai sapremo di Olga, dei suoi sentimenti, dei suoi pensieri. “Da dove poi sgorgasse quel flusso di immagini che le rivelavano un lontano passato o un imminente futuro restava un grande mistero.” Nulla ci viene svelato di lei.
Rimasta sola, decide di sostentarsi facendosi pagare la lettura delle carte che, quando era ragazzina, le aveva fatto capire che “poteva avere un’altra vita se avesse saputo immaginarla.” “Fu con questa consapevolezza che ricominciò a incontrare vite tormentate e anime dolenti.”
Un protagonista incompleto, quindi un romanzo incompiuto?
Non lo penso. Credo piuttosto che la chiave di lettura del romanzo ci venga data alla fine del libro: “Non si trattava di inseguire ricordi o riesumare fantasmi. Voleva semplicemente incontrare l’alba tra il profumo dei tigli.”
È come se tutta la narrazione precedente non fosse altro che una lunga serie di ricordi che Olga serba nel suo cuore. “Se ne stette lì, in ginocchio a guardare la fiamma che si allargava, come il ricordo di lui.”
Ricordi che devono rimanere custoditi e protetti dal presente, se si vuole che rimangano intatti e avvolti nella loro meraviglia. “Olga guardò la borsa ai piedi del letto e l’abito stirato pronto sulla seggiola. Le ci volle un po’ per rispondere, tanto che la donna stava per riattaccare. «Può venire nel primo pomeriggio, oggi non ho impegni.»”
Ma i ricordi, il loro valore e significato, sono cosa troppo intima e personale da descrivere. Elisabetta Baraldi non ci dice cosa significhino per Olga i propri ricordi. Olga resta il protagonista silenzioso e discreto della propria vita.
Sarà compito di chi legge riempire i “vuoti” del protagonista, completare l'”incompiutezza” del romanzo con il significato e il valore dei propri ricordi, con i sentimenti e le emozioni che essi suscitano in lui/lei, ravvivati forse proprio dalla lettura de “Sono tornate le pecore”, grazie all’abilità narrativa di Elisabetta Baraldi.
Gabriella Pani –
“LETTO… E RILETTO”
Quando sono arrivata all’ultima pagina il pensiero è stato “Ma come…?” non era il finale che mi aspettavo e mi ha lasciato l’impressione di qualcosa di sospeso…E così sono ripartita dall’inizio e l’ho riletto, perchè era come se mi fosse sfuggito qualcosa. E’ filato via liscio anche la seconda volta perché la scrittura è veramente scorrevole, non pesante… E arrivata di nuovo alla fine qualcosa era cambiato, come se riuscissi a vedere qualcosa in più, perché Olga è un personaggio estremamente sfaccettato, pur nella sua semplicità. Sembra una donna rassegnata, una vita con poche prospettive… Ma forse è invece una donna che ha saputo accettare ciò che non si poteva cambiare, una donna che ha potuto entrare dentro a mille vite e lasciare un segno, una donna che preferisce non rischiare un presente ormai ben assestato in cambio di un futuro forse più emozionante… Perché a Olga, tutto sommato, basta Olga. E chissà che non possa essere un esempio per tante donne che invece fanno dipendere il loro valore da chi hanno a fianco e non da ciò che sono esse stesse.
Alessia Finco –
Leggere #sonotornatelepecore è stato come fare un tuffo dal trampolino finendo sott’acqua in apnea! Solo alla fine del romanzo sono riemersa in superficie a respirare!
La storia di Olga si svolge senza una cornice spazio-temporale ben definita e quindi chissà perché mi sono messa in testa che potrebbe avere all’incirca la mia età.
L’infanzia della protagonista è segnata da un tragico incidente che le sfigura il viso. Per un lungo periodo Olga vive in miseria insieme a una madre irresponsabile che l’ha messa al mondo abbandonandosi all’amore di un artista del circo.
Il filo conduttore della sua esistenza sembra essere tessuto da povertà, emarginazione e un destino difficile da accettare.
Ma anche i fili più duri a volte si possono spezzare o addirittura annodare grazie ad antichi rituali.
La vita di Olga non sarà più le stessa quando la stravagante Deanna le lascerà in eredità un mazzo dei Tarocchi.
La scrittura forbita, empatica, mai stucchevole e altamente realista di #elisabettabaraldi mi ha convinta!
Grazie a #gilgameshedizioni per la collaborazione.
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