Richiamare al bene

di Valbona Jacova

€12.00

Valbona Jacova

Richiamare al bene

ISBN 978-88-6867-482-3, pp. 89, prezzo di copertina € 12,00, LE ZANZARE

 

Mi ribello perché la ribellione / é ovunque, fuori e dentro di me. / Mi ribello quando ho freddo, / perché tanto freddo hanno / in tanti, vicino e intorno a me. / Mi ribello quando ho caldo, /perché sono in tanti quelli / che hanno caldo, quando / non possono godere della montagna. / Mi ribello contro tutti quelli che / dicono che la montagna / non possa cadere, e poi cade! / Mi ribello perché i potenti si sono impossessati delle spiagge / inghiottendo tutte le coste / quando il mare genera trombe / d’aria e uragani di ribellione! / Mi ribello perché i potenti / hanno distrutto le foreste / e gli animali sono stati sfrattati / dai loro habitat passeggiando / per le strade insieme a noi. / Mi ribello contro gli istinti / degli uomini che superano / le bestie, mentre le bestie / si lasciano addomesticare. / Mi ribello contro l’uomo che / mi ama e finge di non / amarmi, dimenticando / che ti amo me lo ha detto mille volte! / Mi ribello contro il suo istinto / e uccido il mio per il mio amore / e di tante altre che sono come me, e combatto, e ancora combatto / fino all’ultimo battito, / per far uscire dalla gabbia del suo / cuore l’animale primordiale / e renderlo nobile, nobile, / così nobile da essere baciato mille, mille volte; / nobile da capire il vero mistero / della procreatrice che non sa generare / solo figli, ma anche ribellioni. Forse Dio, per la sua nobiltà / di creatore, ci ha dato sia il / cuore che la ragione. / Grazie ribellione, che mi / hai preso il cuore e mi hai / lasciato la ragione! 

 

Valbona Jakova è una poetessa e traduttrice albanese nata a Tirana nel 1953. Figlia di Frano Jakova, compositore che ha ricoperto alcune importanti cariche istituzionali in ambito culturale; nipote del drammaturgo Kolë Jakova e dei politici Tuk e Filip Jakova. Dall’età di due anni, sotto il regime di Enver Hoxha, ha subito la repressione politica, costretta a vivere isolata, sempre in luoghi diversi, con la famiglia. Nel 1991 affronta la traversata del Mare Adriatico, giungendo prima in Puglia e successivamente in provincia di Bescia, dove tuttora risiede. Mediatrice Linguistica Culturale, dall’Italia ha tradotto in albanese poesie di Pablo Neruda, Giuseppe Ungaretti, Umberto Bellintani, Beppe Costa, Jack Hirschman, e alcuni testi di saggistica tra cui “Perché credo a Medjugorje?” di Padre Livio Fanzaga. Dall’albanese ha tradotto in Italia il testo scolastico “Ti racconto il mio paese”. Nel 2006 ha curato, per Sinnos Editrice, l’edizione italiana del libro di fiabe albanesi “Donne, cacciatrici e perfidi imbroglioni” di Sokol Jakova. Dopo le prime pubblicazioni di poesie in Albania, nel 2010 pubblica in Italia la raccolta di poesie “La tempesta delle ore”, ristampata nel 2016 con Pellicano. Suo il libro per bambini “I tre porcellini e i porcellini migranti” (Il Veliero, 2019). È membro della Lega degli Scrittori Albanesi in Italia ed è tra i fondatori del “Movimento dal sottosuolo” col quale ha messo in scena gli spettacoli “I dialetti nelle valli del mondo” di Rosana Crispim Da Costa, “Il tamburo della memoria” e “L’uomo in piedi”.

1 recensione per Richiamare al bene

  1. Valutato 5 su 5

    Salvatore Cutrupi –

    Il libro “Richiamare al bene” è una silloge che la poetessa Valbona Jakova ha voluto scrivere per mostrare le ferite non ancora completamente rimarginate, causate dalla repressione politica subita da lei e dalla sua famiglia in Albania negli anni ’90, sotto il regime di Enver Hoxha. La dimensione poetica che caratterizza il suo libro nasce quindi da una esigenza intima che l’autrice vuole portare alla luce con le sue poesie, mostrando al lettore, in modo diretto e veloce, la profondità dei graffi morali e materiali da lei subiti. Per la Jakova, affidare ai versi la sua storia personale non è stata solo una necessità ma è stato un fatto quasi naturale, nel senso che per lei fare poesia è qualcosa d’inseparabile dal flusso della vita stessa. Nei suoi versi c’è tutto quello che un poeta chiede al proprio scrivere e cioè che le parole siano capaci di emozionare anche il lettore più distaccato e che contengano messaggi utili a far riflettere e a migliorare il senso della vita di ogni donna e di ogni uomo. Il linguaggio della poetessa è ricercato, la scelta di ogni singola parola lascia intravedere una sofferenza profonda, c’è come un amplesso d’amore tra lei e le sue poesie, e così la parola si fa carne e la carne si fa parola. Il suo poetare è bisogno, necessità di dialogo, rifugio, salvezza, ma è soprattutto specchio della memoria, con dentro il desiderio di dimenticare. Nel libro si alternano strofe dense di risentimento con altre che sembrano preghiere e ci sono immagini, similitudini e metafore che rendono più leggera la sua scrittura e la durezza dei temi trattati. Nonostante la sua tristezza e il suo dolore, lei non usa parole di vendetta e ha la capacità di andare oltre, di mostrare anche sentimenti di conciliazione e di pace. La sua narrazione poetica non è quindi solo una forma di resistenza, ma “richiama al bene” e contiene aneliti di speranza e di fiducia per un futuro che sia per tutti più giusto e dove sia garantita la libertà di pensiero ad ogni essere umano.

    Salvatore Cutrupi

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