Giulio Piccini (Jarro)
L’assassinio nel vicolo della luna
ISBN 978-88-6867-510-3, pp. 256, prezzo di copertina € 15,00, Collana di narrativa classica GEŠTINANNA
La sera del 14 gennaio 1831, mentre l’orologio di Palazzo Vecchio rintocca le 20,00, un pittore viene trovato cadavere sull’umido e lercio selciato di Vicolo della Luna a Firenze.
Cotesto vicolo è così stretto che un bambino, mettendovisi nel mezzo, e allargando le braccia, può facilmente toccarne le sozze e sbonzolate pareti.
Le indagini sono affidate a Domenico Arganti, detto Lucertolo, ispettore di polizia, burbero nei modi ed estremamente determinato, un precursore, se non “il precursore” del tipo di investigatore hard boiled ante litteram, risoluto, determinato, ma al contempo delicato quando serve.
Una Firenze tetra, misteriosa, eppure incantevole, diventa lo scenario perfetto per un noir primigenio di grandissima fattura, scritto con un linguaggio sì novecentesco, con inserti regionalistici toscani, ma dal sapore pieno, intenso, nel quale il thriller psicologico e il giallo procedurale vengono incarnati nel migliore dei modi.
Piazza degli Amieri, traversava frettolosamente varie stradette, passava dinanzi alla Loggia del Pesce, e senza mai guardarsi a destra e a sinistra, entrava in quell’angustissimo e nero varco, che si vede tuttora fra due gruppi di case; e si chiama Vicolo della Luna.
La donna appena ebbe messo il piede in quel luogo oscuro, su quel pavimento viscido, sempre dilagato da scolature di acqua putrida; infetto da lordure di ogni maniera, quasi provasse un sentimento di ribrezzo, stette per tornare indietro.
Ma subito si rinfrancò…






Silvia Luscia –
Un romanzo completo che va oltre il genere Noir in cui ritroviamo profonde riflessioni sulla devozione fedeltà ed amicizia. Ritroviamo tutta la bellezza anche del romanzo storico ambientato negli anni 30 del 1800 in Toscana in una Firenze che riusciamo a scoprire via dopo via un’opera da cui possiamo ritrovare il gusto della valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Il testo presenta anche un bellissimo escursus sulla storia della polizia negli anni 30 davvero un testo arricchente
Maria Rosa Sammarco –
Bastò una sola notte per mettere a soqquadro gli animi delle persone nella città di Firenze. Il 14 gennaio del 1831, in un vicolo stretto, lurido e scuro, noto come il Vicolo della Luna, fu ritrovato un cadavere, appartenente ad un pittore. Ma cosa ci faceva il pittore in quel vicolo? E chi era quella ragazza, dai modi fin troppo fini, vista in quello stesso vicolo qualche ora prima del delitto?
A capo delle indagini si trova l’ispettore della polizia Domenico Arganti, soprannominato Lucertolo, uomo ben determinato ma dai modi arroganti.
I primi sospetti cadono su tal Nello Bartelloni, ma l’ispettore non è convinto e decide di continuare ad indagare, alla ricerca della sua verità.
Il romanzo è ben curato, il linguaggio è agé, rinfrescato da tipiche inflessioni toscane. Le descrizioni dei personaggi sono precise e godibili, sia per quanto riguarda l’estetica e la fisicità, che per l’introspezione psicologica. Affascinante e scorrevole dalle prime pagine, la lettura si mostra coinvolgente, tanto che sembra quasi di essere a tu per tu con lo scrittore.
Alisea Zamboni –
Quando mi è arrivata la proposta di lettura per questo libro mi sono detta di non partire prevenuta, perché dalla trama mi sembrava piuttosto pesante, e considerando anche che non ho praticamente mai letto il genere noir ero molto scettica… Comunque alla fine, in qualche modo, mi sono decisa a prenderlo. E per fortuna che l'ho fatto, perché mi sono ritrovata a dover rivedere tutte le mie aspettative! Pur essendo scritto in un linguaggio novecentesco ormai caduto in disuso, infatti, la scrittura è molto scorrevole. I frequenti interventi dell’Autore per spiegare l’organizzazione della polizia del tempo, per “accompagnare” il lettore nei luoghi dove si svolgono le vicende, o anche solo per cambiare scenario di narrazione, rendono il racconto molto realistico e sembra di guardare un film.
Diversi sono anche gli inserti storici, raccontati sempre nel linguaggio leggero e ironico tipico di Jarro.
Insomma, è tutto talmente realistico che viene quasi da pensare che sia una storia vera, mentre invece le vicende sono tutte rigorosamente inventate.
Altro punto a favore è il fatto che la narrazione non si concentri tanto sulle indagini dell'Ispettore Lucertolo, quanto piuttosto sul colpevole e le vittime dell’assassinio del titolo. Personaggi che hanno tutti i pregi, i difetti, i sentimenti degli esseri umani e ai quali non si può non affezionarsi.
Alla fine, quando si è girata l’ultima pagina e si è costretti a tornare nel XXI secolo, c’è quasi un senso di disorientamento. Ci si ritrova sorpresi di essere nella propria casa e non in giro per il Mercato con i “birri”, a scherzare con loro nel gergo novecentesco, ad aiutarli nelle indagini, a chiacchierare con quei personaggi che ormai sono diventati quasi degli amici.
Cinzia –
E’ un bel giallo, scritto con molta ricercatezza nel linguaggio e nei termini. Un bel libro.
Debora Macuz –
Firenze 1831. Un’agressione sanguinosa, la scomparsa di una gentil donzella e la conseguente pazzia dei genitori: questi sono i personaggi di questo noir scritto con maestria nelle descrizioni dei luoghi (a me è sembrato di vedere un film piuttosto che leggere un libro) e nella trama. Mi sono piaciuti tantissimo i riferimenti storici dell’epoca e il linguaggio, anche se di difficile comprensione, del popolo e dei “birri” fiorentini. Mi spiace per il finale.