Fausto Silva
Il grande Firlinfù
ISBN 978-88-6867-014-6, pp. 320, prezzo di copertina € 10,00, collana di narrativa ANUNNAKI
Ate sente la guerra avvicinarsi ai suoi monti, ma sa come fermarla: deve riuscire a dissotterrare il Gran Firlinfù e trovare un gigante che sia in grado di suonarlo. La sua musica farà cessare la guerra, l’ha detto Ariùn Vin. Ate ha fiducia nella magia di Ariùn Vin che è un nobile inselvatichito, a volte simile a un albero, ma si cura da solo e ha fatto trappole intorno per tenere lontano tutti. A parte Ate. Ma un po’ alla volta la realtà prende il sopravvento: la guerra diviene tragicamente reale, i millantati eroi dell’osteria divengono martiri e la morte si mostra in tutta la sua crudezza. Ate deve fare i conti con questa realtà: perde il suo candore ma non la sua umanità che lo distingue dagli assassini, ma anche da chi grida vendetta davanti all’inerme, per scrollarsi il fango della pavida tolleranza subita. Un romanzo unico e vivo: della vita delle montagne, della piccola comunità di cui vediamo tutte le pieghe, i segreti, le voci e i pensieri, attraverso la trasparenza di un bambino che diviene uomo per necessità e coraggio.






Anna Fresu –
Una storia struggente, raccontata da Ate, un ragazzino di Monte, un piccolo paese sperduto fra le montagne. Intorno a lui personaggi che rispecchiano quella realtà fatta di povertà, di fame, di lavoro duro, di colossali bevute, di sogni che non hanno respiro e che presto si infrangono, di folli “perché i matti sono artisti senza freni; personaggi in carne e ossa ma che sembrano scaturire da una storia fantasy, o da miti e leggende arcaiche. Fanno da sfondo le povere case, la montagna, una natura segreta e aspra che ognuno domina come può. E intorno la guerra, la seconda guerra mondiale e la dominazione nazi-fascista con gli abitanti divisi fra “sfasciati”, ammiratoi ingenui del duce, e partigiani, poco avvezzi alla lotta e in eterna attesa. Una divisione slabbrata, non così netta, perché: “Gli stessi sfasciati del Monte erano nostri fratelli e cugini (“parenti nella fatica di trar fuori sangue dalla terra”), e sicuro fintando di niente, altrimenti ci beccavano facilmente”. Almeno finché la guerra non spinge a rompere quello spirito di unione, di riconoscimento dell’altro, e semina dolore e distruzione “perché la guerra trasforma la gente”. Di questa rottura si duole Ate, che non conosce nemici e prova compassione e senso di fratellanza verso tutti.
È per fermare la guerra e ricucire le lacerazioni che Ate cerca di dissotterrare un misterioso strumento musicale gigantesco nascosto nel cuore della montagna e il cui suono riporterà la pace.
L’autore si cala perfettamente in questa realtà, ne sentiamo l’empatia per questo spicchio di umanità, ne avvertiamo l’odio alla guerra. E lo fa magnificamente, adottando una scrittura che scaturisce dalla storia e una lingua che ha la musica del dialetto e, a volte, della fiaba.
Anna Roero –
La lettura de IL GRANDE FIRLINFÚ è stata una piacevole sorpresa.
Abituata ad altri generi, ho iniziato a leggere il romanzo non troppo convinta, poi pagina dopo pagina Ate e gli altri personaggi molto ben costruiti dall’autore, mi hanno conquistata ed emozionata.
È un romanzo potente,da assaporare con calma.
Silvia Luscia –
La guerra negli occhi di un ragazzino di montagna ha il gusto fiabesco di Calvino nei sentieri dei nidi di ragno, il verismo narrativo verghiano che rende la parola mimetica, il tutto in un crocchio di personaggi d’osteria che Ricordano la casa in collina di Pavese. Una capolavoro della narrativa contemporanea in cui guerra, montagna e fantasia si amalgamano in un contesto narrativo armonico
Alisea Zamboni –
“Il Grande Firlinfù” è pieno di continui richiami alla guerra – che ha un ruolo abbastanza importante durante tutta la storia – e alle sue conseguenze. Infatti la maggior parte dei personaggi sono deformi, poveri, o anche nobili caduti in disgrazia. Però è una guerra che viene vista come un gioco, con l’innocenza e l’ingenuità dei bambini, quindi non è quasi mai raccontata in modo violento. Il linguaggio utilizzato è molto gergale e dialettale. Un linguaggio non sempre facile da capire, quindi, ma che in certi pezzi risulta molto poetico, tanto da sembrare quasi una canzone. Inoltre, questo tipo di linguaggio fa sembrare gli eventi narrati estremamente reali.
Come il linguaggio, anche la storia non è sempre immediatamente comprensibile. Ad una prima letta può sembrare solo un ammasso di frasi strampalate che non hanno senso, ma poi, rileggendo, riflettendo, e soprattutto finendo il libro, comincia a diventare più chiara. Alla fine si fa amare per il modo originale in cui vengono raccontate la guerra, la Resistenza dei partigiani, la Natura, la famiglia, la vita di paese, e anche per i vari parallelismi e paragoni con i miti greci. Un romanzo che necessita di una certa attenzione, insomma, ma che vale la pena di provare a leggere.
Silvia Santarelli –
Ambientato durante la seconda guerra mondiale questo romanzo ti catapulta in un mondo immaginifico e reale al tempo stesso, personaggi di fiaba e di cruda realtà si contrappongono. L amore della uomo bambino per il creato e l orrore della guerra e delle miserie umane sono raccontate in un linguaggio arcaico e inventiva crasi e neologismi più esplicativi delle parole già in uso… Un paese della Brianza come Macondo persone e non personaggi che bucano le pagine e saltano fuori per dire sono qui sono vero anche se solo nei sogni…. L ho adorato
Marina –
La trama di questo romanzo si riesce in poche parole: protagonista è Ate un ragazzino che si trova a vivere il periodo della guerra nel suo aspro paesino montano e spera di farla terminare dissotterrando e facendo suonare il grande Firlinfu’. Tutt’attorno una miriade di personaggi quasi tipicizzati,poveri,storpi,folli che sono “fasciati” o partigiani, ma mai nettamente contrapposti spesso imparentati tra loro.Ate è al di sopra di tutti,non ha nemici, si mostra empatico e compassionevole verso tutti. Attraverso di lui e del suo linguaggio semplice,spesso fiabesco,riscontriamo l’odio verso la guerra dell’autore,la sua avversione nei confronti di alcune caratteristiche della natura umana,talvolta contorta e malvagia. Non è un libro semplice,di facile lettura,ma quando lo si avrà finito di leggere,sicuramente ci lascerà più ricchi.
Agnese –
Quando e da chi impariamo la nostra sensibilità? Nasce forse con noi questa grande forza che ci viene da dentro e ci fa guardare e capire le cose oltre le righe? In questo libro percorriamo con Ate i giorni della sua infanzia e lo vediamo crescere di giorno in giorno. La guerra forse lo fa crescere precocemente, ma grazie a lui, al suo modo di vedere le cose e di narrarle, ho amato quanto lui i personaggi che animano le sue giornate, ho amato le sue montagne, i suoi boschi, il modo in cui ci racconta i personaggi più mistici e insoliti, con curiosità di bambino. Ho condiviso la pena che prova Ate per chi è debole, il suo bisogno di essere giusto perché glielo chiede la coscienza, che in lui urla più forte di quanto facciano le immagini che hanno visto gli occhi. Come Ate ho odiato la guerra, compreso la morte, a tratti odiato la vita, ma solo per poco, perché ciò che la natura ci dà basta a saziarci di voglia di vivere. Ho disprezzato insieme ad Ate coloro che si nascondono dietro alle parole e alle ideologie e che non sono in grado di perdonare, o forse ne hanno timore, ma soprattutto coloro che, al contrario di Ate, non sanno provare compassione. E forse ha ragione l’autore, quando ci fa capire che le persone come Ate non sono fatte per questo mondo, restano sole perché non sono per il mondo degli uomini, sono migliori, più elevate e fanno parte della bellezza del mondo.
Anna –
le parole e la storia nel racconto scorrono come un fiume in piena e non smetti di leggere per la curiosità di ciò che sta per accadere o incontrare. I personaggi quasi fantastici o mistici sono descritti dando degli input dei flash che liberano la fantasia del lettore nell’immaginare il soggetto Un libro bello che potrebbe aprire le porte di un mondo parallelo