Fausto Bertolini
Il giocoliere e la rosa – Vita erotica di Gabriele D’Annunzio
ISBN 978-88-6867-688-9, pp. 160, prezzo di copertina € 14,00, Collana di narrativa ANUNNAKI
Gabriele D’Annunzio riprende vita grazie a Fausto Bertolini, che racconta lo scrittore attraverso gli incontri con le sue amanti più celebri.
Il Poeta Vate si trova dentro al tendone di un circo, dove un clown fa da regista alle storiche amanti dell’autore, che, come fantasmi, incombono su di lui, facendogli rivivere i momenti più intensi ed erotici che hanno condiviso in vita. Solo una di loro sembra non voler comparire, rimanendo come un’ombra che turba l’animo del Vate.
Attraverso i ricorrenti cenni biografici, Il giocoliere e la rosa – Vita erotica di Gabriele D’Annunzio rivela l’intimità del poeta più lussurioso e geniale del Novecento.
Fausto Bertolini nasce, a sua insaputa, a Pegognaga (MN) nel 1944. Liceo classico a Mantova. Laurea in filosofia. Master in psicologica del profondo. Come auditore frequenta i corsi di regia teatrale presso L’Accademia del Piccolo Teatro di Milano e presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Ha lavorato nel settore teatrale, televisivo e cinematografico. Come Regista R.A.I. ha diretto diversi documentati e servizi. È stato assistente di Fellini (nel film Il Casanova) e di Bertolucci (nel film Novecento). È autore di saggi e romanzi, tra cui: Gesù secondo Freud (Effatà); Gesù e il Super io (Gilgamesh); L’angelo sulla credenza (Mursia); Nonni innamorati nipotini rompipalle (San Paolo); Negli occhi delle donne – vita sentimentale di Cartesio (Gilgamesh), E se Dio non ci fosse? (Gilgamesh); L’amore ai tempi del cole-sterolo (Gilgamesh); Telebordello (Gilgamesh), L’ultimo amore di Casanova (Gilgamesh), I Re Magi in bicicletta (Gilgamesh), Pinocchio in bicicletta (Gilgamesh), i gialli Il caso Satanas (Gilgamesh, 2015), Giulietta deve morire (Gilgamesh, 2019), Gli omicidi del Colosseo (Gilgamesh, 2020) e Il giallo del giallo (Gilgamesh, 2022).






Silvia Luscia –
L’autore in un circo dal sapore felliniano che richiama la pellicola di 8 e mezzo porta il lettore a giocare con la vita erotica di d’Annunzio. Il lettore che poco conosce il Poeta più controverso del secolo scorso riesce a cogliere i simboli, le donne, la passione dannunziana attraverso stille narrativa, per poi approfondire attraverso una ricerca personale, chi invece è lettore e frequentatore esperto dannunziano si diverte a riconoscere e riscoprire tutta la simbologia dannunziana, gioca anch’egli con quelle donne e si immedesima nel clown anticipando la reazione del volto di d’Annunzio. Ecco anche che ritroviamo uno dei simboli dell’erotismo dannunziano oltre alla più conosciuta rosa, ovvero il miele, che diviene anche il soprannome della bella Melitta in una lettera inedita in cui lei viene identificata Lord Honey. Poi ritroviamo il Vate profumiere, il Vate che trova nell’erotismo la motrice prima della scrittura, il Vate che delle sue femmine appassionate ha fatto delle icone. Due aspetti risultano a mio avviso ben gestiti nella struttura narrativa. Il primo e l’utilizzo della metafora del circo equestre per la vicenda erotica dannunziana, perché in questo luogo la magia sospende le dinamiche spazio/ tempo della realtà. Come allora non ricordare che questa sospensione è il messaggio ultimo del Vate a Fiume, là dove non poetando fece dell’esperienza di vita sua e dei legionari un’opera d’arte? Un romanzo vivente? Ecco le sue parole: “ E che m’importa d’esser vinto nello spazio se son destinato a vincere nel tempo? Io ho saputo dare alla mia azione un potere perpetuo di simbolo”. Il secondo aspetto è la grande valenza che l’autore ha dato alla musica nell’esperienza dannunziana. LA musica è la costante entità femminile che tessa la tela delle altre femmine presenti nel testo ed è una forma artistica imprescindibile per capire d’Annunzio. Basti ricordare che ad essa d’Annunzio riservò un posto d’onore nella Carta del Carnaro per la sua alta valenza sociale e spirituale.
Un libro che presenta un approccio nuovo, leggero che al Vate sarebbe piaciuto.
Alisea Zamboni –
Quando ho saputo che Fausto Bertolini stava scrivendo un libro su D’Annunzio ho pensato: “Bleah!”, perché di solito non apprezzo molto le biografie.
Però questa non è una vera e propria biografia, e neanche un vero e proprio romanzo erotico. La scrittura, le metafore e soprattutto le immagini sono molto oniriche, ti fanno sentire come se stessi leggendo la trascrizione di un sogno (di D’Annunzio o forse dell’autore, chi lo sa!).
All’inizio può sembrare un po’ ripetitivo, con il Clown che illumina il volto di una delle donne di Ariel, gli lancia le lettere per formare il nome e alla fine il ricordo dell’avventura erotica che c’è stata con questa donna. Poi però lo scenario si sposta nello studio del pittore Michetti e il quadro “La figlia di Iorio”.
Da lì in poi c’è molta suspense, perché l’autore continua a dire che Gabriele aveva già trovato la “figlia di Iorio”, ma non se n’era reso conto; il nome di questa donna verrà svelato solo dopo alcuni capitoli, cosa che ti fa incuriosire molto. La stessa cosa succede con il nome del Circo, che verrà svelato solo alla fine, facendo crescere una curiosità incredibile nel lettore.
L’unica cosa, forse, è che certe scene di nudo possono risultare un po’ imbarazzanti, soprattutto se non si è abituati a leggere cose del genere, però dopo qualche capitolo ci si abitua… Almeno, a me è successo così.
Ovviamente il linguaggio è abbastanza arzigogolato, per essere in linea con il personaggio di D’Annunzio, però se si legge con calma non è impossibile da capire. Il tutto condito dalle interazioni tra i personaggi, l’Autore e il lettore, tipiche di Fausto e che fanno morire dalle risate, anche perché a volte sono davvero inaspettate.
E poi c’è tutta la poesia “La pioggia nel pineto”, che fa tornare a ricordi scolastici e ci si ritrova quasi a sospirare di nostalgia.
Insomma, un romanzo davvero ben strutturato che mi ha decisamente sorpreso!
Michela Cenci –
Il circo, creatore di illusioni e realtà, è il palcoscenico che avvolge la narrazione dove il giocoliere si
muove tra eroiche gesta erotiche.
Il “ circo e la rosa” altro non è che il racconto della vita intima ( neanche troppo) del Vate, il Sommo
D’annunzio e delle sue “ rose”, le donne che lui ha diversamente amato durante la sua vita che un po’ come un circo , ha vissuto tra illusioni, gesta eroiche, alti pensieri, e bassi istinti.
Bertolini, con la sua scrittura piacevole e scorrevole coinvolge senza annoiare, gestendo un argomento che D’annunzio ha più volte vantato esplicitamente nelle sue scritture : l’amore in tutte le sue forme, anche le meno auliche.
Adoro D’annunzio e consiglio Bertolini e il suo romanzo. Una lettura che vi coinvolgerà!
Giovannella Gattini –
Il tendone di un circo: entriamo attratti dalla suggestione di uno spettacolo divertente, che ci stupisca e faccia ridere, accompagnato da una musica allegra come quella di una vecchia canzone di Peppino di Capri.
Siamo accolti, invece, dal buio che nasconde le gradinate e dalle note dolci e nostalgiche di un pianoforte.
D’un tratto, in questo “strano circo equestre, entrò un omarino che si equilibrava sopra un monociclo… Elegantissimo…all’occhiello un fiore di rosa…”
Così inizia il nuovo romanzo di Fausto Bertolini “Il giocoliere e la rosa. Vita erotica di Gabriele D’Annunzio, Gilgamesh Edizioni”, nel quale l’autore sembra volersi ispirare alla prosa dannunziana aulica e ricercata, utilizzando termini desueti ed aggettivi che vengono declinati in tutti i significati sinonimi ed anche qualche contrario. L’artificio stilistico è infranto talvolta da qualche impertinenza nel linguaggio che ci fa comprendere come l’autore stesso voglia uscire da
quella messinscena.
Ad un tratto, un cono di luce azionato dal Clown spazza le tenebre e si ferma ad illuminare un volto di donna e poi un altro ed un altro ancora.
Si odono voci femminili che raccontano la loro storia di amore, passione, lussuria, il legame con quell’omarino di niente, dal cranio translucido, con una libido sconfinata, ma dotato di una mente eccelsa e di una voce che le ammaliava.
Gabri, Gabriele sospirano le donne ricordando le performance amorose, quando sussurrava loro le sue liriche e le infiammava, complice la magica polverina bianca alla quale lui stesso era stato iniziato da una lussuriosa amante romana.
Se le mura potessero parlare… In questo caso, fu la sua governante/amante, Aélis come la D’Annunzio la rinominò, a tenere un diario di cui ho letto un estratto in un libretto acquistato nella libreria di un museo dopo una mostra su Tamara di Lempicka, una delle tre donne che gli resistette. Che trambusto ci fu in quelle notti al Vittoriale, con lei chiusa nella sua camera e lui ululante per il desiderio fuori della sua porta.
D’Annunzio, un uomo che non accettava i limiti che avrebbero potuto ostacolarlo, la cronica mancanza di denaro, la figura non attraente, le origini provinciali. Dalla sua severa casa paterna di Pescara che ne conserva i ricordi e le divise che spesso creava da sé, approdò a Roma dove ebbero inizio la vita erotica e il tourbillon di amanti e dove prese moglie per lo scandalo di una rosa colta precocemente. La gloria gli arrise, il coraggio che accompagnò azioni militari non gli mancò mai. Poi, il declino in quel Vittoriale che ha creato nel nostro Autore la suggestione di un nuovo libro,
fino agli ultimi giorni sorvegliato da spie di Roma, come lo vediamo nel bel film “Il cattivo poeta” interpretato da Sergio Castellitto.
Il Giocoliere che ci presenta Bertolini in modo originale è l’uomo D’Annunzio nella sua complessità, nel “Piacere” che inseguì tutta la vita e nel “Trionfo della morte” che lo aspettava nel suo studio.
Nell’ultima parte, l’autore riappropriatosi del suo stile narrativo, lineare e veloce, ci conduce alla fine, non solo del libro, ma dello stesso Vate, fine misera e solitaria.
Tra i pregi del romanzo, segnalo l’aver ricordato alcune bellissime liriche, con l’artificio di sussurrarle alle amanti, di cui al mio tempo a scuola si studiavano solo alcuni brani, perché D’Annunzio, osannato dagli uni e aborrito dagli altri, sempre con la minaccia della Censura che cercava di impedirne la pubblicazione delle opere, è stato considerato poeta e scrittore troppo scabroso per proporlo all’attenzione di giovani studenti.
Cleo –
Un libro che racconta le prodezze erotiche ed amorose di D’annunzio, in perfetto stile D’annunziano, con lo stesso linguaggio aulico e stuzzicante. La storia è ambientata in un circo dal sapore Felliniano, e – dato l’autore – tutto torna, e torna anche con il carisma del personaggio del Vate. Come al circo si passa da un numero al successivo, qui passiamo da un’amante all’altra, da una prodezza all’altra, da un soprannome all’altro: insomma, tanti attori per un solo palco, molto muta ma molto rimane inalterato, come in una rappresentazione teatrale. Aspettiamo la prossima replica!
Antonella Angelillo –
Romanzo che vi sorprenderà
Vivo in Abruzzo da molti anni, quindi non ho potuto che apprezzare questo romanzo che racconta, in maniera ricercata e a tratti impertinente, la vita erotica di Gabriele D’Annunzio.
Qualcuno ha scritto che il libro è un po’ ripetitivo, e purtroppo non posso che dargli ragione: ci sono pensieri, parole e azioni ripetute più volte, anche se onestamente non era necessario. Credo, però, sia l’unica pecca di uno scritto sempre attivo, coinvolgente e pieno di suspance.
In ultimo ho apprezzato molto l’utilizzo di alcuni brani delle sue bellissime seppur controverse liriche.
Un romanzo che vi sorprenderà.
Livia De Amicis –
Il libro potrebbe tranquillamente essere una pièce di teatro. Si riescono a percepire gli odori, i gemiti, le ansie sia del Vate che delle sue innumerevoli amanti… Solo tre donne hanno saputo resistere al suo Verbo. Lo consiglio soprattutto a chi è curioso ed ha sete di sapere.