Augusto De Angelis
Il canotto insanguinato
ISBN 978-88-6867-572-1, pp. 320, prezzo di copertina € 15,00, Collana di narrativa classica GEŠTINANNA
Sospettato di avere ucciso l’amante, viene fermato a Milano il giovane russo Ivan Andrejevich Kiergine. A Sanremo, in effetti, è stato ritrovato sulla spiaggia un canotto con una pozza di sangue, una borsetta con la cerniera di rubini e un impermeabile rosso, il tutto riconducibile alla sua fidanzata e a lui. L’uomo però nega la morte della donna, mostrandosi effettivamente disperato.
Inizia così questa indagine in trasferta del commissario De Vincenzi che si svolge nel 1930 tutta tra il Casinò di Sanremo, locali discutibili e l’albergo Europa, dove il russo soggiornava da alcune settimane insieme alla giovane Paulette, la ragazza scomparsa. Delitto passionale o storia di spie?
Il corpo di Paulette non si trova, ma nella camera 27 dell’albergo viene trovato cadavere un uomo, un giocatore incallito che nessuno sembra conoscere.
Abbandonate le atmosfere nebbiose di Milano per la solare riviera ligure, De Vincenzi procede a tentoni, tra personaggi equivoci, la misteriosa Agnes e l’ambiguo Epaminonda che sembrano nascondere più di un segreto; e le cose si complicano quando in albergo viene sottratta a un gioielliere olandese una valigetta piena di diamanti.
De Vincenzi è costretto ancora a spostarsi, là dove le tracce di Paulette sembrano perdersi: a Nizza, a Strasburgo, in Germania. Alle costole di un assassino, o di un intrigo internazionale.
La riflessione, la concatenazione degli eventi, lo studio psicologico delle persone coinvolte porteranno questo «rabdomante dei sentimenti umani» alla soluzione del caso che non sarà né scontata né convenzionale, segno della voglia e della capacità di De Angelis di sperimentare nuove strade per il romanzo di investigazione.
da ThrillerPages






Maya Elizabeth D’Souza –
“Cherchez la femme!” sarebbe il caso di dire, dato che il filo conduttore di questo bel romanzo giallo d’altri tempi è proprio una donna. Paulette sparisce nel nulla a Sanremo, lasciando dietro di sé solo un canotto con inconfondibili macchie di sangue, un borsetta e un impermeabile rosso. E’ davvero morta o si tratta di una sparizione volontaria molto ben orchestrata? Il primo sospettato è, naturalmente, l’uomo che si accompagnava a lei, un russo dallo sguardo intenso e spiritato e dal carattere ermetico e tendente alla melanconia. Ed è proprio con lui, scappato furtivamente a Milano, che se la deve vedere il commissario De Vincenzi, giovane e nervoso poliziotto, dall’intuito vivo e brillante e amante dell’indagine approfondita dei suoi sospettati. Quel che gli preme infatti non è solo dipanare la matassa, che via via si fa sempre più intricata, ma anche conoscere a fondo chi gli sta di fronte. Il De Vincenzi cerca infatti il confronto psicologico con i suoi interlocutori. Ne osserva le espressioni, la gestualità, li provoca, li respinge, li sfida. A volte anche rischiando e commettendo errori, ma riuscendo alla fine a trovare la giusta strada verso la soluzione del dilemma. La trama è piacevolmente aggrovigliata e ricca di personaggi ben disegnati, che si muovono in un’atmosfera in bianco e nero fatta di spie, donne perdute, denaro e gioco d’azzardo. Un tuffo in un’Italia e in un Europa che non c’è più, di cui si gustano l’ambientazione e il linguaggio ricco di termini desueti, ma alquanto affascinanti. Un’esperienza quanto mai ricca, viva e intensa che solo un giallo d’epoca può offrire.
Lucia Raso –
É il secondo romanzo che leggo di questo autore, il primo per me aveva un solo difetto che qui per fortuna non ho trovato. Infatti il linguaggio qui mi è sembrato molto meno arcaico e insolito. Questo libro mi è piaciuto tanto, anche se devo ammettere che la spiegazione dei crimini nel finale non mi ha fatto impazzire. Sembrava quasi che l’autore volesse sbrigarsi e quindi non ha spiegato tutto nei minimi particolari. I personaggi sono ben caratterizzati e De Vincenzi è un ” uomo che deve fare tutto da solo”, quindi vediamo quasi solo lui a condurre quest’indagine. La lettura è molto coinvolgente e piacevole fino alla fine del romanzo
Maria Concetta Distefano –
Bel linguaggio d’antan in un’atmosfera retrò che fa muovere i personaggi in una Sanremo anni Trenta.
Rosangela Usai –
Una nuova indagine per il commissario De Vincenzi, e stavolta piuttosto ingarbugliata. Perché saranno tre i misteri, forse collegati tra loro, che dovrà risolvere: una sparizione, un omicidio e un furto di gioielli. E per trovare la soluzione, dovrà abbandonare Milano per Sanremo e da lì raggiungere prima Cannes e poi Strasburgo. E tutto in meno di una settimana. Perché col suo originale modo di investigare, quelli che possono sembrare evidenti indizi, perdono facilmente di consistenza. Come sempre, questa edizione di Gilgamesh è corredata da bellissime foto d’epoca che ci fanno viaggiare nel tempo.
Paola Lanzalotta –
Questo romanzo che ho letto in pochi giorni e bellissimo. La sua trama coinvolge personaggi particolari e ben descritti, colpi di scena e un finale assolutamente inaspettato . Molto molto avvincente.
Chiara Mausoli –
Un giallo investigativo ricco di colpi di scena, vengono coinvolti più personaggi ognuno tratteggiato con le proprie particolarità. De Vincenzi, seguendo il suo intuito, seguirà delle piste e interrogherà i sospettati talvolta prima ancora che il suo pensiero investigativo orenda forma. Arriverà a risolvere il caso? O sarebbe meglio dire i casi?
Michela Cenci –
Spie, amanti,passioni, vendette,intrighi internazionali,diamanti,femme fatale il tutto condito da uno strano
omicidio che porterà il commissario De Vincenzi a correre su e giu tra Italia, Francia e Germania per
sbrogliare la matassa.
Dalla penna di Augusto De Angelis uno dei più bei gialli italiani, e senza dubbio il vero primo
investigatore italiano colto,silenzioso, vagamente malinconico che porta con sé la neanche tanto velata
resistenza antifascista contrapponendo il suo essere all’ottimismo di Regime.
De Vincenzi si troverà a condurre le indagini con un silenzioso Kiergine che involontariamente lo aiuterà
a ritrovare la donna presumibilmente morta in un canotto insanguinato trovato a San Remo.
Al di là dell’indagine in sé che è senza dubbio affascinante, ho trovato interessante la descrizione di tutti i
personaggi e dei luoghi in cui si trovava il commissario.
Una lettura immersiva ,coinvolgente e scorrevole che appassionerà il lettore!
Antonella –
Chandleriano…
Sarà l’ambientazione negli anni Trenta, il linguaggio desueto, le atmosfere fumose e romantiche, il Casinò d’altri tempi, gli intrighi internazionali, i personaggi di contorno a far da spalla al protagonista…questo giallo ricorda vagamente il grande Raymond Chandler. Perfetta sceneggiatura per un film, di quelli classici in bianco e nero, americano o francese – come solo loro li sapevano fare – con Bogart, la Dietrich, Glenn Ford, Jean Gabin, Lino Ventura, la Hayworth….
Forse esagero, ma la lettura mi ha suscitato fantastici ricordi di un mondo letterario e cinematografico che purtroppo non esiste più .
Ros –
Un investigatore elegante nell’Italia tra le due guerre
Una nuova indagine per il commissario De Vincenzi, e stavolta piuttosto ingarbugliata. Perché saranno tre i misteri, forse collegati tra loro, che dovrà risolvere: una sparizione, un omicidio e un furto di gioielli. E per trovare la soluzione, dovrà abbandonare Milano per Sanremo e da lì raggiungere prima Cannes e poi Strasburgo. E tutto in meno di una settimana. Perché col suo originale modo di investigare, quelli che possono sembrare evidenti indizi, perdono facilmente di consistenza. Come sempre, questa edizione di Gilgamesh è corredata da bellissime foto d’epoca che ci fanno viaggiare nel tempo.
Primula Galantucci –
Davvero intrigante
Questo libto é un capolavoro poliziesco che si svolge tra Milano e Sanremo.
Protagonista il commissario De Vincenzi che deve indagare sulla scomparsa di una ragazza.
Di lei si sono trovate solo delle macchie di sangue su un canotto, la borsetta e il suo impermeabile rosso.
É una storia avvincente che si svolge negli anni trenta, nella quale si snodano amori, spioaggio, rapine, soldi e intrighi internazionali, tutto avvolto da un’atmosfera retrò.
La trama é accattivante e la scrittura perfetta e attenta, non mancano i colpi di scena inaspettati fino al finale sorprendente.
Un giallo davvero ben strutturato!
Chiara Babocci –
Recensione di “Il canotto insanguinato” di Augusto De Angelis edito Gilgamesh edizioni.
Il commissario De Vincenzi si trova di fronte a un caso incomprensibile. Gli unici elementi a sua disposizione sono: un canotto con tracce di sangue, una donna scomparsa e un russo enigmatico. Il caso lo porterà da Milano a San Remo, dalla Francia alla Germania. A modo suo De Vincenzi dipanerà la matassa lasciando il lettore con il fiato sospeso fino alle ultime pagine.
Se avete voglia di leggere un “giallo vecchio stile” questo è il libro che fa per voi.
Ambientato agli inizi del ‘900, questo romanzo mette in risalto la tecnica investigativa alla Poirot: logica e celluline grigie. Indizi, indiziati. Moventi plausibili e possibilità di compiere il delitto… sempre che delitto ci sia stato…
Vi ritroverete dentro un Cluedo antico: con soli due indizi riuscirete a trovare il colpevole?
Da leggere!
Maria Cecilia Felsani –
Giallo psicologico imprevedibile
Mi è piaciuto molto, accattivante, un vero giallo, con la particolarità dell’ambientazione retrò che ci rende l’atmosfera di luoghi e tempi orami lontani da noi, ma di cui abbiamo avvertito l’eco almeno nella nostra infanzia. Tecnicamente presenta varie ingenuità e passaggi nebbiosi, ma si perdona perché nel complesso rende bene.
Diana Damico –
Racconto ambientato negli anni 30, bastano poche righe per ritrovarti catapultato in questo bel periodo. Trama coinvolgente e testo molto scorrevole, vi troverete nel pieno di un inchiesta vecchio stile, tra l’altro lo definirei un giallo psicologico in quanto il finale non è affatto scontato! Ottima lettura, consigliato!
Danilo Minello –
“Il canotto insanguinato” di Augusto De Angelis è un’opera pubblicata per la prima volta nel 1936 e ambientata durante gli anni ’30: è perciò d’obbligo precisare che chiunque lo acquisti si troverà a leggere espressioni, costruzioni verbali e parole di un’epoca ormai passata e magari fuori dall’uso comune, così come la descrizione degli ambienti e di certe situazioni che si presentano leggermente prolisse. Tolto ciò, vi ritroverete tra le mani un racconto che vi farà conoscere personaggi molto ben delineati, una trama complessa ed un ritmo della vicenda narrata parecchio sostenuto. Tra le pagine di questo libro sarete inoltre catturati da amore e sentimenti complessi, ma anche da furti, rapine, imbrogli e spie pronte a tutto: insomma, un interessante romanzo noir da leggere assolutamente!
Sarettuccia –
Bel thriller!
Thriller scorrevole e ben scritto, ambientato negli anni 30, che intriga il lettore fino all’ultima pagina
Fabio Spicuglia –
Il ritrovamento di un canotto insanguinato, una borsetta ed un impermeabile rosso e il cadavere di una donna, Paulette Garat, che non si trova, sono gli indizi che porteranno il commissario De Vincenzi a spostarsi da Milano a Sanremo, luogo in cui è stato commesso il delitto. Delitto che De Vincenzi si è ripromesso di risolvere in otto giorni.
Tutti gli indizi portano al russo Kiergine, (amante della Garat?) ma durante le indagini una serie di accadimenti inaspettati (ancora due morti) porteranno De Vincenzi alla volta di Nizza dove si verificheranno altrettanti colpi di scena. È davvero Kiergine l’assassino? E dov’è finito il corpo di Paulette Garat?
Cristina Pivirotto –
Questo è un romanzo che prende e affascina con la stessa cadenza con cui il commissario De Vincenzi prosegue con le sue ricerche per arrivare a risolvere il caso.
Nasce lentamente, con il ritmo con cui le informazioni arrivano al commissario: non ci sono previsioni, non ci sono pensieri che anticipino la trama. Il narratore vive il crescendo delle emozioni, sia positive che negative, facendole vivere, di riflesso, al lettore che può immergersi nelle varie fasi, nei vari momenti, nei giorni e nelle ore di ricerca.
De Vincenzi è, sicuramente, un commissario che ha delle qualità investigative non comuni, che persegue coloro che commettono reati con una capacità e una forza non comuni. Non si fida solamente del fatto di essere un esperto commissario di pubblica sicurezza, ma aggiunge a questo la sua grande intuizione e anche un pizzico di fortuna, certe volte.
Lo stile della narrazione di Augusto de Angelis è semplicemente sensazionale: un modo di scrivere speciale, perfettamente in tono con l’epoca, storica e sociale, degli eventi; un vocabolario ricercato, raffinato.
Descrizioni minuziose di particolari delle location, le belle località che descrive, sono veramente sensazionali, perfette. Le uniche concessioni all’immaginazione del suo personaggio principale, il commissario De Vincenzi, sono demandate alla descrizione fisica dei vari personaggi e sono fatte con una capillarità tale che è impossibile non immaginarsi il viso, la fisicità delle persone, le loro movenze, il loro modo di fare.
La particolarità della conclusione, nei romanzi di De Angelis, è che l’intera storia viene narrata dal vivere pratico del personaggio, o da uno dei personaggi, colpevoli. Gli inserti che il commissario annota, all’interno di quei racconti, sono come trait d’union, dei collegamenti delle sue deduzioni, delle sue verifiche, rendendo il finale della storia molto coinvolgente.
Tutto si sistema anche quando, come in questo caso, De Vincenzi è costretto a muoversi nel nulla delle informazioni che vengono in suo possesso all’inizio del racconto, costretto a superare degli ostacoli che si manifestano d’un tratto: non si sa mai cosa succederà e, quindi, rimaniamo stupiti o, comunque, coinvolti emozionalmente dalla successione dei fatti, proprio ed esattamente come succede al commissario De Vincenzi.
E’ veramente un modo di raccontare originale, piacevole e coinvolgente.
E’ un libro che consiglio a tutti gli amanti del giallo raffinato
Tiziana Pallaver –
Ho finito di leggere il libro e devo dire che è proprio uno di quei libri da tenere in libreria per rileggerlo o per consigliarlo a qualcuno. Mi è piaciuto molto, con la sua semplicità di descrivere i personaggi, la trama e i vari intrighi. Il lettore è sempre tenuto in sospeso per qualche mistero a cui venire a capo. Gli intrecci di tutta la vicenda alla fine sono descritti in modo semplice e si riesce a capire il tutto senza rileggere per capire bene le cose. Pure i personaggi vengono inseriti e descritti con calma così da riuscire a memorizzarli con calma. Un buon libro che riuscirebbe a tenere compagnia anche sollo l’ombrellone.
Elena Calandra –
Quando iniziate a leggere questo libro vi ritroverete a pensarci anche mentre fate altre cose….ma chi sarà l’assassino? Dov’è finito il corpo della donna? l’ispettore che in una settimana deve risolvere il caso si ritroverà a dover sbrogliare una matassa molto ingarbugliata…pochi indizi che portano al russo ma sarà davvero lui l’assassino? il canotto sporco di sangue con la borsetta della donna, il casino, i soldi…tutte tracce che lo porteranno a viaggiare tra Milano e Sanremo e fuori dell’Italia….beh non posso raccontarvi tutto, quel che è certo, è che un libro davvero ben scritto e che il finale non è affatto scontato! Da leggere assolutamente!
Antonella Castaldello –
“Il canotto insanguinato” è un poliziesco dalla scrittura scorrevole, che ti porta pagina dopo pagina al finale senza alcuna distrazione. Si legge in un attimo perchè intriga fin da subito. Il finale non è come ci si aspetta, ma in un poliziesco lo è mai? Bello! Mi è piaciuto e lo consiglio: leggero e intrigante alo stesso tempo. Ottimo per evadere.
Maria Teresa Cascella –
Un noir decisamente vecchio stile, scritto evidentemente da un autore di altri tempi. Non solo l’ambientazione, i personaggi, le situazioni, ma anche il linguaggio utilizzato evocano atmosfere ormai passate, che possiamo conoscere solo dai libri e dai film del genere. Un po’ Scerbanenco, un po’ Simenon, ma anche e soprattutto se stesso, De Angelis ci porta, insieme al commissario De Vincenzi, in Costa Azzurra, tra Casinò e bische, intrighi internazionali e drammi personali. La conclusione a cui si arriva gradatamente e senza improvvise accelerazioni sistema tutti i tasselli disseminati nelle pagine precedenti.
Per chi ha nostalgia di un mondo, ma sopratutto uno stile di scrittura, che non c’è più.
Simona Vacca –
Amo il genere poliziesco quindi questo libro partiva sicuramente avvantaggiato ma l’ho letteralmente adorato. Mi sembrava di girare per le strade di Sanremo e respirare quell’aria retrò mentre man mano la trama si intrecciava facendosi sempre più avvincente. Quasi in punta di piedi sono arrivati tutti i personaggi con i loro intrighi, preparandoci a un finale che non ci si aspettava.
La scrittura è molto fluida, le descrizioni puntuali e mai noiose.
Una lettura consigliata!
Valeria –
Ho una vaga reminescenza di una serie televisiva degli anni settanta (allora usavamo chiamarli sceneggiati, bei tempi) in cui il grande Paolo Stoppa (attore tanto bravo quanto costretto molto spesso ad interpretare personaggi non simpaticissimi) dava il volto al Commissario De Vincenzi nato appunto dalla valente penna di Augusto De Angelis.
Tutti i suoi romanzi furono pubblicati nel periodo fascista e questo purtroppo ne decretò la disgrazia ed in seguito anche la morte, è notorio come il regime fosse contrario ad articoli di giornale e libri che raccontassero crimini sia reali che frutto d’invenzione narrativa.
Nel tempo i romanzi di De Angelis, che avevano peraltro riscosso un buon successo quando lo scrittore era ancora in vita, vennero più volte riscoperti e già il fatto che continuino ad esser letti dopo quasi un secolo dovrebbe garantirne la qualità.
Il canotto insanguinato è un giallo classico dove la parte descrittiva, come ovviamente quella relativa all’indagine, ricopre un ruolo preponderante.
Si tratta di una storia assolutamente autoconclusiva, fortunatamente i finali aperti negli anni trenta erano ben al di là da venire.
Naturalmente non siamo in presenza di trame sanguinolente, la chiazza rossa sul canotto è il massimo che ci viene concesso in tal senso, e non è un male aggiungerei.
Abbiamo modo di apprezzare l’abilità dello scrittore nel confezionare un intreccio credibile e non privo di una discreta complessità, certo a volte il linguaggio utilizzato suona non proprio attualissimo ma è normale quando leggiamo pubblicazioni di oltre ottant’anni fa.
Personalmente ho apprezzato anche la duplice ambientazione Sanremo-Costa Azzurra, l’interazione fra De Vincenzi (che opera solitamente a Milano) e i colleghi di altri commissariati, interessante il personaggio del russo Kiergine e provviste del giusto alone di mistero tutte le figure femminili.
In definitiva una buona lettura ma soprattutto l’occasione di ritrovare (tempo fa avevo già letto Il banchiere assassinato) un autore eccellente che a ragion veduta può essere considerato una sorta di precursore del giallo italiano.
Silvia Turco –
Il canotto insanguinato è un racconto che ho trovato abbastanza particolare. Parte molto in sordina, senza essere troppo vivace. Andando avanti si iniziano a conoscere i vari personaggi del libro, che sono molto ben descritti e continuando a leggere diventano quasi nostri amici. La storia si sviluppa in diversi luoghi , ed è come se l’autore ci portasse per mano. Proseguendo nella narrazione, il racconto diventa sempre più entusiasmante, portando il lettore a divorare le pagine, fino ad arrivare al “boom” finale in cui davvero non si può fare a meno di continuare a leggere. Nel vortice degli avvenimenti ci si ritrova catapultati insieme ai protagonisti nella risoluzione del caso.
Nonostante, personalmente, non ami i libri con gli inizi lenti, mi sento davvero di consigliare questo romanzo, che porterà il lettore a spasso per Italia, Francia e Germania.