Enrico Beretta
Conrad l’infame
ISBN 978-88-6867-730-5, pp. 208, prezzo di copertina € 15,00, Collana di narrativa ANUNNAKI
La Germania Democratica è durata quarant’anni, il muro di Berlino meno di trenta; eppure, non si può credere che siano stati solo un provvedimento provvisorio, conseguenza del secondo conflitto mondiale. Hanno rappresentato qualcosa di assai più significativo nel panorama politico, umano, ideologico e spirituale europeo e, soprattutto, nell’animo del popolo tedesco, uscito traumaticamente dall’esperienza del nazismo. Due sistemi si sono confrontati e fronteggiati per meno di mezzo secolo: da un lato un liberismo sfrenato e opulento, dall’altro il sistema socialista concepito in un’ortodossia più rigorosa che nella stessa Unione Sovietica. Il risultato è di avere separato un popolo non solo politicamente ma, soprattutto, antropologicamente.
Della vita dell’uomo Conrad Schumann si conosce assai poco, oltre alla sua fuga a ovest e la sua tragica fine. Soltanto l’invito dei coniugi Reagan alla Casa Bianca l’hanno riportato temporaneamente all’attenzione della cronaca. Eppure l’effigie del vopo che salta il filo spinato è una delle foto più significative di quegli anni.
Questo romanzo ipotizza l’odissea occidentale dell’uomo Conrad Schumann dopo la fuga dalla DDR, nella lontananza di un luogo che non esiste più e alla ricerca di una patria mai esistita, a contatto con i miti che l’hanno sostituita, ognuno di essi espressione di una apparente libertà e vittima del medesimo destino.
Enrico Beretta, nato a Tirano (SO) nel 1956, da sempre interessato alla Storia e alla Letteratura contemporanea, ha pubblicato tre libri: Il pozzo di creta (2002), Il giudizio sospeso (2005) e Le frontiere invisibili (2008). È anche autore dei documentari su argomento pittorico: Il caso Righini (2021) e Crepe di luce (2022).






Francesco Di Cunto –
Un romanzo bellissimo. Una storia che inizia quando il più delle volte le altre storie finiscono; la fuga riuscita come punto di partenza e non come lieto fine. Perché in questa storia un lieto fine non c’è.
Attraverso la vista di Conrad si ripercorre un pezzo de “Il secolo breve”, attraverso gli occhi disillusi del protagonista si incontrano personaggi storici che la storia l’hanno piegata e cambiata, ma questi personaggi sono ridotte a persone. Berlino è divisa, ma bellissima, sia nei fasti un po’ inutili e tanto superficiali dell’ovest, quanto nel piattume e grigiore dell’est, è Berlino è tanto basta. Soprattutto c’è l’Uomo Conrad, che per quanto fuggito, per quanto con il suo saltello abbia minato alla base il colosso comunista (una risata vi seppellirà) non è libero. Qui si potrebbe aprire un dibattito sul concetto di libertà e su dove cercarla ma il romanzo non da una risposta valida sempre, figuriamoci.
Un romanzo bellissimo, con molte più cose di quanto queste quattro righe potranno dirvi.